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Le Tematiche di Nightfell

Come ogni opera fantasy, anche Nightfell ha dei temi che fungono da pilastro del mondo e che ci inducono a riceverlo con una chiave di lettura intrinseca all’opera.



L’ambientazione di Nightfell ha un'evidente connotazione grimdark, immergendoci in un luogo cupo e privo di conforto. Iùrmen vi accoglie da subito nell’abisso, senza avvisi né preparazione. Siete già nel dramma, siete già in un luogo di non ritorno.


Per chi è affine alle tematiche di alchimia spirituale, sorge spontaneo il collegamento con la nigredo che è Iùrmen. Siete nel nero più profondo, immersi nella disfatta dell’Io che ha abbandonato le sue difese, per conoscere la propria ombra e affrontarla.


Ed ecco il tema che si manifesta: affrontare l’ombra.



Per approfondire questo argomento, che mi sta particolarmente a cuore, occorre fare prima una digressione ed esprimere la mia personale visione sulle tematiche del genere fantasy.


Il fantasy (e i relativi sottogeneri) ha avuto un impatto culturale molto potente e pervasivo nel corso dei decenni, ma è necessario ricordare che fonda le sue radici sull’antico e sul mito.


Le opere fantasy hanno, per me, un connotato introspettivo e spirituale molto forte; fanno un uso enorme di simboli, iconografie, messaggi e archetipi, che ci guidano nella decodificazione di narrazioni che hanno un sapore molto spesso teleologico.

   Cose come: la predestinazione, il finalismo e la profezia, sono temi molto spesso ricorrenti e muovono le fila dei personaggi, ma soprattutto creano le basi per la chiamata dell’eroe. La pervasività del concetto dello “scopo” è strumento spesso necessario a muovere il mondo verso una direzione, che diventa veicolo del messaggio dell’autore; il finalismo nelle opere è anche chiave di lettura della metafora spirituale dei personaggi, che osserviamo muoversi in questi mondi secondari.


Quanto i personaggi sono importanti in un’opera? Molto, perché si fondano su archetipi precostituiti (a volte rielaborati) che raffigurano parti del sé dell'autore e, più in generale, inscatolano in modo leggibile quei frammenti comportamentali e filosofici dell’umano; il viaggio, la discesa, il sacrificio, la contraddizione, il contrasto (e molto altro) sono simboli per descrivere una persona che si adatta al mondo che cambia attorno a sé, che impara a conoscersi e a trovare un senso.



In ogni viaggio dell’eroe (o antieroe), i nostri protagonisti sono forzati da un cambiamento radicale nell’equilibrio dell’oggi e compiono un cammino che condurrà a un nuovo equilibrio globale, che vedrà loro cambiati per sempre.

   Ogni opera fantasy è dunque l’esplorazione di uno spazio liminale da percorrere, che simboleggia quei momenti della nostra esistenza dove siamo chiamati a fare delle scelte, ad affrontare periodi difficili e a evolvere per diventare qualcosa di nuovo.


Questo viaggio introspettivo è stato raccontato nei secoli in modi diversi, parlando dello stesso percorso interiore in cui ogni essere umano si inoltra; una discesa scolpita tra simboli e icone atte a trasmetterci dei concetti e che ci guidano nella interiorizzazione del messaggio e dei temi trattati. 

   Gli strumenti sopra citati sono estremamente potenti e, a mio avviso, necessari; questo perché la fruizione del fantasy e del mito serve a parlarci di noi, di chi eravamo e di chi continuiamo ad essere, sia in senso ampio ed etico e sia in senso intimo e interiore.


I miti sono sempre delle parabole che intendono lasciarci qualcosa e ogni autore ha sempre partecipato a condividere un tassello della propria visione del mondo ma, sopra ogni cosa, della visione dell’umanità.



La mia opera vuole parlarvi di individui costretti ad affrontare le tenebre più profonde mentre sono radicati in una dimensione interiore (metaforica) dominata dallo sconforto, dalla paura e dall’apparente assenza di speranza. Il mondo secondario è in una stasi posteriore alla distruzione di ogni equilibrio, mentre cerca un nuovo assetto, colmo di domande che anelano a una risposta.

   In questo scenario di riorganizzazione e di sforzi per adattarsi a qualcosa di ineluttabile troviamo un sentiero che ci conduce verso un scontro epico tra l’entropia e la rinascita.


Ci tengo a precisare che la filosofia alla base della costruzione di questo mondo non è nichilista, ma al contrario vuole veicolare un messaggio potente: il coraggio e la resilienza emergono quando ne abbiamo più bisogno.


Proprio nell’orrore e nella disperazione di Iùrmen insorgono coloro che cercano di dare un senso a questa tragedia. I personaggi che interpretiamo compiono la loro discesa verso le tenebre, consapevoli che quest’ombra deve essere attraversata, sentita, subita, affrontata e, in seguito, superata.

   Iùrmen ci ospita in una dimensione che mira a chiederci come ci adatteremo di fronte agli eventi più disarmanti. Nightfell ci confida che il coraggio risiede nell’azione che sceglieremo di compiere e nel valore di come decidremo di reagire.



I personaggi che esplorano questa ambientazione reagiranno in modo diverso al cospetto del buio, abbandonandosi ad esso, ritrovando la fede, ergendosi come baluardi o ancora soccombendo dopo essersi irrimediabilmente persi. Questa dichiarazione di intenti si manifesta anche meccanicamente, con i Punti Spirito che simboleggiano l’usura interiore di chi a lungo fronteggia qualcosa di spaventoso; perdere il proprio spirito e la propria anima equivale a smarrire sè stessi.


Anche le Armi Tetre giocano un ruolo simbolico importante, in quanto nostri strumenti che letteralmente si usurano man mano che combattiamo le nostre battaglie in questa notte senza fine.


Sebbene Nightfell sia molto più di questo e sia arricchito da folklore, elementi decorativi e iconici legati alla luna, all’esoterismo, alla spiritualità dell’immanenza del divino e alla mitologia, non posso non soffermarmi sul tema che si pone come base costruttiva di questo mondo, ovvero: la speranza è nostra da costruire.



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